Tra i sette colli di Roma, il Campidoglio è il più piccolo ma anche il più denso di significato. Fin dall’epoca arcaica è stato il centro religioso e politico della città. Qui sorgeva il Tempio di Giove Capitolino, cuore sacro della Repubblica e dell’Impero, e qui ancora oggi ha sede il Comune di Roma.
Non è un caso che la parola “Campidoglio” sia diventata, in tutto il mondo, sinonimo di potere civico: basti pensare al Capitol di Washington. Passeggiare su questo colle significa attraversare quasi tremila anni di storia in poche centinaia di metri, sospesi tra la città moderna e il Foro Romano.
La passeggiata inizia ai piedi del colle, dove due scalinate si affiancano con caratteri opposti. La prima, ripida e solenne, è la scalinata dell’Ara Coeli: 124 gradini di marmo costruiti nel 1348 come ex voto per la fine di un’epidemia di peste.
In cima attende la Basilica di Santa Maria in Ara Coeli. Sorta sul luogo dove — secondo una leggenda — la Sibilla Tiburtina avrebbe profetizzato ad Augusto la venuta di Cristo. Notevoli le colonne antiche di reimpiego tutte diverse tra loro, il soffitto ligneo con la vittoria di Lepanto (1571) e gli affreschi del Pinturicchio.
A fianco della Chiesa, Piazza del Campidoglio a cui si arriva dalla Cordonata: la seconda scalinata, dolce e scenografica, disegnata da Michelangelo. Uno dei capolavori assoluti dell’urbanistica rinascimentale, commissionato da papa Paolo III per la visita di Carlo V nel 1536.
La pavimentazione a stella, realizzata solo nel 1940 sul disegno michelangiolesco, converge verso il centro esatto della piazza, dove campeggia una copia della statua equestre di Marco Aurelio.
L’originale in bronzo dorato del II secolo d.C., unico monumento equestre antico sopravvissuto, oggi nei Musei Capitolini, si salvò perché creduto di Costantino.
Sul fondo della piazza si erge il Palazzo Senatorio, costruito nel Medioevo sui resti del Tabularium, l’archivio di Stato della Roma antica (78 a.C.), e oggi sede del Sindaco di Roma.
Ai piedi della sua doppia scalinata michelangiolesca zampilla la Fontana della Dea Roma. La statua centrale, un’antica Minerva seduta in porfido e marmo, fu reinterpretata come personificazione della città, affiancata dalle colossali figure del Nilo e del Tevere.
All’interno del palazzo si trova la Sala della Protomoteca, che raccoglie i busti di italiani illustri voluti da Pio VII nel 1820 e trasferiti qui dal Pantheon.
Sui lati della piazza si fronteggiano il Palazzo dei Conservatori e il Palazzo Nuovo, che insieme ospitano i Musei Capitolini, istituiti nel 1471 con la donazione dei bronzi lateranensi da parte di Sisto IV. Questi musei sono considerati il museo pubblico più antico del mondo.
Qui vive la Lupa Capitolina, il celeberrimo bronzo con i gemelli Romolo e Remo (aggiunti nel Quattrocento, forse da Antonio del Pollaiolo), simbolo stesso della città.
E qui, nel cortile e nella nuova Esedra, stupiscono i frammenti giganteschi del Colosso di Costantino provenienti dalla Basilica di Massenzio. Del Colosso è stata recentemente presentata anche una ricostruzione integrale a grandezza naturale nei giardini di Villa Caffarelli.
Superato il Palazzo Senatorio sulla destra, un breve passaggio conduce a uno dei belvedere più emozionanti di Roma: la vista sul Foro Romano.
Proseguendo lungo via del Tempio di Giove si raggiunge infine il versante sud-occidentale del colle: la Rupe Tarpea. Il precipizio da cui, secondo Tito Livio e Plutarco, venivano gettati i traditori della Repubblica, e che prende il nome dalla vestale Tarpea, punita per aver aperto le porte ai Sabini.
Oggi è un luogo silenzioso e panoramico perfetto dove chiudere il cerchio, sospesi tra il mito e la città che continua a vivere ai suoi piedi.
Vicini al Campidoglio, la Casa dei Cavalieri di Rodi, il Rione Monti e il Ghetto Ebraico offrono ulteriori mete di visita tutte da vivere.
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