Immerso in una vasta area boschiva, Subiaco, che dal 2021 vanta il titolo di “città”, è un tesoro da scoprire, a poco più di un’ora d’auto da Roma.
Il suo territorio, nell’affascinante contesto dei Monti Simbruini, alterna zone pianeggianti e rilievi montuosi. Tra le cime più alte spiccano infatti il Monte Calvo, con i suoi 1591 metri, e il Monte Livata, che raggiunge i 1429 metri.
La città, circondata da un faggeto di circa tremila ettari, è attraversata dal fiume Aniene che, fin dall’antichità, ha segnato la sua storia.
Il nome Subiaco viene tradizionalmente collegato al termine latino Sublaceum, cioè “sotto i laghi”. Il riferimento è alla definizione attribuita dallo scrittore Tacito alla Villa di Nerone.
L’imperatore romano Nerone scelse questo luogo per costruire la sua residenza sulla riva destra dell’Aniene. In una posizione elevata attorno alla quale si trovavano laghi artificiali creati imbrigliando il fiume.
Gli scavi hanno rivelato un importante nucleo a due piani con una grande nicchia absidata e vasti locali comunicanti. Purtroppo oggi restano solo tracce di un ponte-diga, il pons marmoreus che, collegando due sponde, fungeva da sbarramento per le acque.
Nella villa, rimasta imperiale fino al III secolo d.C., sono state ritrovate anche una testa femminile dormiente e il ritratto di un efebo.
Agli inizi del VI secolo, in una grotta vicino alla villa, San Benedetto da Norcia condusse un periodo di rigorosa vita eremitica. In seguito alla quale, fondò intorno a Subiaco tredici monasteri per i suoi primi discepoli.
Nel XII secolo, sul luogo dove visse Benedetto, gli abati fecero costruire il Monastero del Sacro Speco a lui dedicato (che tratteremo in un prossimo articolo). Mantenendo il rapporto del Santo con la roccia viva nel quale il complesso è parzialmente scavato.
Entrando dal caratteristico Ponte di San Francesco (1358), “a dorso d’asino”, sull’Aniene, a Subiaco meritano di essere visitati diversi luoghi dell’identità sublacense.
L’impronta lasciata da Francesco a Subiaco ha fortemente influenzato San Benedetto nella concezione del suo monachesimo. Il primo, pur non essendo monaco, condivideva con San Benedetto l’ideale di povertà e semplicità.
Al Poverello di Assisi sono stati intitolati la Chiesa e il Convento di San Francesco in relazione a una sua visita nel 1223. Il complesso religioso, già Oratorio di San Pietro in Desertis, vide il cambio di nome ad opera di Giovanni VI, ai tempi abate di Subiaco.
La Chiesa mostra elementi romanico-gotici ben evidenti; è a una sola navata e con volta a capriate, in stile francescano. Al centro spicca il bellissimo Trittico di Antoniazzo Romano (1467) raffigurante la Vergine col Bambino e i Santi Francesco e Antonio da Padova.
Di notevole importanza, a proposito del patrono d’Italia, il fatto che Subiaco ospiti l’unico affresco di Francesco in vita, conservato nel Complesso del Sacro Speco.
Dalla Chiesa di San Francesco, passando sotto l’Arco di Pio VI di Pietro Camporese (1789), si arriva alla Chiesa di S. Andrea (1765) dello stesso architetto romano. Un Duomo maestoso, di stile neoclassico, con ampie riparazioni apportate dopo l’ultimo conflitto.
In cima al borgo, la Rocca Abbaziale dell’XI secolo fu costruita dagli abati per incutere timore alla popolazione intollerante del loro dominio. Una lunga storia di distruzioni e ricostruzioni vede tra i suoi ospiti anche il Cardinal Torquemada, fino ad arrivare al suo attuale possesso dei Benedettini.
Appartenuta a Rodrigo Borgia, futuro Papa Alessandro VI, questi vi faceva risiedere probabilmente la sua amante Vannozza Cattanei, madre dei suoi figli Giovanni, Cesare e Lucrezia.
Nella piazza sottostante la Rocca si trova la Chiesa di Santa Maria della Valle (1850), in stile neoclassico, voluta espressamente da Papa Pio VI. Preesistenti chiese nello stesso luogo andarono distrutte (1298 e 1773) e diversi danni dell’attuale nel ‘900 (terremoto e bombardamenti bellici) hanno portato dal ’50 a diversi rifacimenti.
Dei tredici monasteri sopra citati oggi sopravvive il solo Monastero di Santa Scolastica, ad Est di Subiaco; unico a vantare il titolo di Protocenobio dell’Ordine Benedettino. Con una chiesa gotica dal campanile romanico, il complesso si articola su tre chiostri: il cosmatesco (secoli XII-XIII), il gotico (sec. XIV-XV) e il tardorinascimentale (fine XVI sec.).
In tema di ambiente, escursioni a piedi o a cavallo nel Parco Naturale dei Monti Simbruini offrono affascinanti esperienze in una natura selvaggia, ricca d’acqua. Lo stesso nome Simbruini deriva dal Latino “sub imbribus” significa “sotto le piogge”.
E il corso d’acqua principale di questo territorio, il fiume Aniene, cristallino e impetuoso, è ben noto per la pratica della pesca, del soft rafting, e del kayak. Nonché per il suggestivo Laghetto di San Benedetto, vera oasi di pace nella natura incontaminata.
La visita a Subiaco, dal carattere medievale/spirituale, ben si combina con quelle delle vicine Cervara di Roma, di natura più artistica, e Monte Livata, d’impronta ambientalistica e sportiva. Per una più completa esperienza di questo suggestivo angolo del Lazio.
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