Nemi è un piccolo e affascinante borgo situato nel Parco Regionale dei Castelli Romani, a circa 40 chilometri a Sud-est della Capitale, nella città metropolitana di Roma. Il paese sorge su un promontorio che domina l’omonimo lago, uno specchio d’acqua dolce di origine vulcanica formatosi in un antico cratere.
Il lago di Nemi, noto in epoca romana come “Specchio di Diana”, è il più piccolo dei laghi laziali ma uno dei più suggestivi. È circondato da fitti boschi di querce e castagni che scendono dolcemente verso le sponde.
Proprio in questo luogo incantato, dove la natura sembra sospesa tra il sacro e il profano, è ambientata una delle leggende più affascinanti della mitologia classica: quella dello Specchio di Diana e del Ramo d’Oro.
La leggenda narra di un sacerdote-re che presiedeva il santuario di Diana sul Lago di Nemi. Questo personaggio mitologico, noto come Rex Nemorensis (Re del Bosco), poteva essere sfidato e destituito da chiunque. Purché lo sfidante riuscisse a staccare un ramo d’oro dall’albero sacro che cresceva nel bosco intorno al tempio.
Solo chi aveva compiuto questo gesto aveva il diritto di affrontare il re in duello per conquistare il titolo e il sacerdozio.
Secondo la tradizione classica, il santuario di Diana era considerato uno dei luoghi più sacri del Lazio. E il lago stesso, noto come Specchio di Diana per la sua purezza e trasparenza, era ritenuto sede della divinità.
La leggenda incarna il tema del sacrificio e della successione ciclica del potere, affascinando generazioni di studiosi che hanno visto in essa un riflesso di antichi riti di fertilità e rinnovamento.
Il quadro “Il ramo d’oro” (1834) dipinto da William Turner e conservato alla Tate Britain di Londra, raffigura una visione onirica e luminosa del paesaggio boschivo del lago di Nemi.
Questa stessa opera fu la scintilla che spinse l’antropologo James George Frazer a indagare il mito del sacerdote-assassino del bosco. Portandolo a scrivere “Il ramo d’oro” (1890), considerata l’opera letteraria e antropologica per eccellenza sul tema del mito.
Uno studio quindi di fondamentale importanza che a sua volta ha generato le “Note sul Ramo d’oro di Frazer” (1931) del filosofo tedesco Ludwig Wittgenstein. Una accolta di riflessioni critiche e postille filosofiche scritte dal pensatore austriaco in risposta all’opera di Frazer e al misticismo rituale del lago.
Più recentemente, un tributo all’atmosfera leggendaria del lago è stato realizzato dallo scultore Luciano Mastrolorenzi con la Fontana della Dea Diana (2000) sita nella centrale Piazza Roma di Nemi.
Un’opera d’arte contemporanea in bronzo, trachite e travertino che celebra direttamente il culto e la memoria di Diana.
Nel paese due importanti edifici attirano soprattutto l’attenzione dei turisti. Il Santuario del Crocifisso (1637), che ospita un crocefisso oggetto di miracolo e un’icona bizantina con una storia leggendaria. E Palazzo Ruspoli (IX secolo) castello fortificato con una torre saracena alta 40 metri.
Merita una visita il Museo delle Navi Romane, con i resti di due enormi imbarcazioni imperiali, ad uso dell’imperatore Caligola, testimonianza dell’importanza del luogo in epoca romana. Navi recuperate abbassando il livello del lago tra il 1928 e il 1932, e andate distrutte nel 1944 nell’incendio appiccato da soldati tedeschi in ritirata. Oggi sono presenti 2 ricostruzioni in scala 1:5.
Visitare i dintorni del Lago di Nemi significa immergersi in paesaggi dove storia e natura s’intrecciano magistralmente. Il panorama dal paese abbraccia le colline ondulate dei Castelli Romani, con la possibilità di scorgere il Mar Tirreno nelle giornate più limpide.
I sentieri intorno al lago offrono boschi di querce, castagni e noci, ideali per scoprire la ricchezza della flora laziale.
Dal 1925 la prima domenica di giugno si tiene la Sagra delle Fragole che celebra la notoria bontà della specie locale di questo frutto.
Nelle immediate vicinanze Ariccia (la preromana Aricia), Albano (l’antica Albalonga) e Castel Gandolfo con il Lago Albano, Rocca di Papa, Genzano (affacciata sulla sponda opposta del lago) e Lanuvio (l’antica Lanuvium, che diede i natali a Commodo), sono ricche di testimonianze storiche e di vive tradizioni caratteristiche locali.
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